Esami di idoneità (2a parte)

scritto da Vince75
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Testo: Esami di idoneità (2a parte)
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"Comment t'appelle tu?"
"Azzo dici?"
"Quel age as tu?"
"Vengo dal lago di Lecco."
Da quel dialogo di studenti sconosciuti Mirco comprese che l'ignoranza,in francese,era diffusa. Nella loro classe, di Como, il brodo non era molto più saporito. Pezzenti era stato presentato agli esami con otto; ma la prof di francese era stata perentoria:"Te l'assegno per le presenze (non aveva mai saltato una lezione), saresti da 6 e mezzo...a essere generosa sette". Grasso che colava, da preservare con parsimonia.
Francesco, invece, soffriva. Vagava come un anima in pena; era allergico alla lingua d'oltralpe. Chiese aiuto:
"Mirco?"
"Dimmi Fra' "
"Tu che sai il francese, passami le risposte giuste. Sono disperato, allarme rosso!"
Soppesò brevemente la richiesta; in fondo si trattava solo di compiere una buona azione. All'incirca come quelle dei boy scout. Acconsentì:
"Ok, arriva la scialuppa di salvataggio!"
"Grazie Mirco, ti sarò riconoscente."
Magari mi presenterà sua sorella...pensò Mirco; poi si buttò nella bolgia per occupare i posti migliori. La prima fase del piano funzionò; dovette spintonare alcuni energumeni, ma alla fine trovò posto vicino a Francesco.
Il prof. Cerutti, un brizzolato uomo di mezz'età d'aspetto piacente, prese i tori per le corna:"Garçons, un po' di silenzio!"
Un gruppo di ragazze, estasiate, lo guardava; nell'arco di pochi istanti coniarono un soprannome ad hoc. Cerutti, per via dei suoi occhi blu e di una vaga somiglianza, diventò "Il Paul Newman della Brianza".
Alla consegna del testo, ecco una gradita sorpresa. Appena lo lesse, Mirco strozzò a stento un urlo di giubilo. C'era da tradurre, in italiano, un testo in francese; parlava del sistema ferroviario transalpino. Un compito alla portata di  modesti studenti delle scuole medie.
Non era dello stesso avviso Francesco, che gli inviò uno sguardo tra lo spaventato e lo speranzoso. Per rassicurarlo Mirco alzo il pollice in stile Fonzie; chinò poi la testa per iniziare l'esame. Ritmo abbastanza blando; poteva finire il lavoro in un quarto d'ora. Meglio non esagerare.
Trascorsi quarantacinque minuti, avevano a disposizione due ore, il socio batté cassa:
"Mirco, allora? Mi puoi passare..."
"Un attimo Fra'. Finisco di rileggerlo e poi arrivo."
Francesco dalla tensione fece cadere l'astuccio, attirando l'attenzione del docente:
"Garçons, che state combinando?"
"Niente signor Newm...ehm professore. Mi ha chiesto una penna, la sua non scrive più."
"Va bene."
Mirco riprese la lettura, a caccia di errori da eliminare. Subentrarono dei rigurgiti mentali; entrò in lotta con sé stesso. Gli procurava fastidio che Francesco prendesse il suo stesso voto. Pezzenti non era certo madrelingua, ma con olio di gomito aveva raggiunto un livello più che accetabile. L'altro comprendeva Oui e pochi altri termini.
Habemus furbo. Decise di inserire, deliberatamente, degli errori nella versione da passargli; tanto Francesco non si sarebbe accorto di nulla.
Mirco avrebbe preso nove o dieci, lui una larga sufficienza. 
Tutto filò veloce come un TGV; Mirco raccolse calorosi ringraziamenti dal compagno di classe.Il diavolo aveva fatto le pentole, e anche i coperchi.

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